Santuario della Madonna di Montalto

Santuario della Madonna di Montalto

Via Dina e Clarenza, 7. (Apri Mappa)

Descrizione

Il Santuario della Madonna di Montalto è la chiesa sul colle della Caperrina, sopra il centro di Messina, con la facciata rivolta al mare fra due campanili a punta. Si sale fin qui per la leggenda della sua fondazione e per il panorama sullo Stretto.

Dalla terrazza belvedere davanti alla chiesa lo sguardo spazia sulla città, sul porto e sullo Stretto. Il panorama fu lodato da papa Giovanni Paolo II durante la sua visita a Messina nel 1988.

Per ricordarlo, sulla terrazza c'è una statua a grandezza naturale del papa, ritratto mentre ammira la città dall'alto: un compagno di belvedere insolito.

La facciata, con i due campanili a cuspide che la affiancano, è del 1930. Dopo il terremoto del 1908, che aveva ridotto il santuario a un cumulo di macerie, questo fu il primo edificio di culto ricostruito in città.

La fondazione è legata alla guerra del Vespro. Nel 1282 Messina, ribellatasi agli Angioini, era assediata, e la Caperrina fu teatro di aspri combattimenti. Secondo la leggenda, una notte sul colle apparve una Dama bianca che deviava le frecce nemiche e copriva le mura con il suo velo.

La Dama era la Madonna, venerata da allora anche come Madonna delle Vittorie. Poco dopo apparve in sogno a un giovane frate, Nicola, e gli chiese un santuario proprio lì. Una colomba bianca, gli disse, ne avrebbe tracciato il perimetro in volo.

La mattina dopo, davanti al Senato, all'arcivescovo e a molti fedeli, la colomba comparve e disegnò i contorni della chiesa. La costruzione cominciò nel 1286, e la prima pietra la posò la regina Costanza, vedova di Pietro d'Aragona.

Dalla Caperrina, sempre secondo la tradizione, due donne, Dina e Clarenza, respinsero di notte un assalto nemico alle mura. Le due eroine e il volo della colomba si ritrovano nell'orologio astronomico del campanile del Duomo, dove ogni giorno la chiesa di Montalto spunta dal colle.

Il santuario fu consacrato nel 1389 e il re Federico III, figlio di Costanza, lo dotò di rendite e privilegi. Accanto sorse un monastero di monache cistercensi, che conobbe secoli di prosperità fino alla soppressione del 1866.