Descrizione
L'Orto Botanico Pietro Castelli è il giardino scientifico dell'Università di Messina, un ettaro di verde in piazza XX Settembre, nel centro della città. Fondato nel 1638, è un'oasi tranquilla dove crescono alberi arrivati da mezzo mondo accanto a piante che esistono solo in Sicilia.
I giganti del giardino sono i protagonisti della visita: gli enormi pini di Calabria (Pinus brutia), le dracene, dette alberi del drago, il grande Ficus macrophylla australiano, il ginkgo, le palme delle Canarie e le alte palme Washingtonia.
Tra gli angoli più curiosi ci sono le piante da frutto tropicali, come mango, guava, cherimoya e feijoa, poi le felci arboree, le liane dell'Amazzonia, la tipuana boliviana e il calodendro sudafricano. Nelle vasche crescono ninfee e papiri, sia del Nilo sia del vicino fiume Ciane, presso Siracusa.
Chi ama la botanica può cercare le specie endemiche siciliane, come la felce Woodwardia radicans e la Fritillaria messanensis, che porta nel nome quello della città. Il simbolo dell'orto è un piccolo statice di Sicilia, il Limonium sibthorpianum.
Il fondatore fu Pietro Castelli, medico e botanico romano, già direttore degli Orti Farnesiani a Roma, che Messina si contese con l'Università di Padova. Il suo "Orto dei Semplici" sorgeva lungo le mura, dietro Porta Imperiale, ed era una striscia lunga circa 560 metri: il primo orto botanico della Sicilia.
Nel 1640 Castelli ne pubblicò il catalogo, l'Hortus Messanensis, con le piante divise in quattordici classi. Gli successe nel 1661 Marcello Malpighi, il padre dell'istologia, che proprio sulle piante di questo orto fece gran parte delle osservazioni al microscopio raccolte nelle sue opere.
La storia del giardino ha poi seguito quella della città. Dopo la rivolta antispagnola del 1678 gli Spagnoli punirono Messina chiudendo l'Università, e l'orto fu distrutto. Rinacque solo nel 1889, su quattro ettari affidati al botanico Antonino Borzì.
Il terremoto del 1908 lo colpì di nuovo: sulla maggior parte del terreno sorsero gli alloggi per gli sfollati, poi diventati case. È per questo che dei quattro ettari di allora ne resta uno solo, fitto di alberi secolari.
I giganti del giardino sono i protagonisti della visita: gli enormi pini di Calabria (Pinus brutia), le dracene, dette alberi del drago, il grande Ficus macrophylla australiano, il ginkgo, le palme delle Canarie e le alte palme Washingtonia.
Tra gli angoli più curiosi ci sono le piante da frutto tropicali, come mango, guava, cherimoya e feijoa, poi le felci arboree, le liane dell'Amazzonia, la tipuana boliviana e il calodendro sudafricano. Nelle vasche crescono ninfee e papiri, sia del Nilo sia del vicino fiume Ciane, presso Siracusa.
Chi ama la botanica può cercare le specie endemiche siciliane, come la felce Woodwardia radicans e la Fritillaria messanensis, che porta nel nome quello della città. Il simbolo dell'orto è un piccolo statice di Sicilia, il Limonium sibthorpianum.
Il fondatore fu Pietro Castelli, medico e botanico romano, già direttore degli Orti Farnesiani a Roma, che Messina si contese con l'Università di Padova. Il suo "Orto dei Semplici" sorgeva lungo le mura, dietro Porta Imperiale, ed era una striscia lunga circa 560 metri: il primo orto botanico della Sicilia.
Nel 1640 Castelli ne pubblicò il catalogo, l'Hortus Messanensis, con le piante divise in quattordici classi. Gli successe nel 1661 Marcello Malpighi, il padre dell'istologia, che proprio sulle piante di questo orto fece gran parte delle osservazioni al microscopio raccolte nelle sue opere.
La storia del giardino ha poi seguito quella della città. Dopo la rivolta antispagnola del 1678 gli Spagnoli punirono Messina chiudendo l'Università, e l'orto fu distrutto. Rinacque solo nel 1889, su quattro ettari affidati al botanico Antonino Borzì.
Il terremoto del 1908 lo colpì di nuovo: sulla maggior parte del terreno sorsero gli alloggi per gli sfollati, poi diventati case. È per questo che dei quattro ettari di allora ne resta uno solo, fitto di alberi secolari.