Descrizione
La Fontana di Gennaro, il cui vero nome è fontana dell'Acquario, è una fontana di marmo del 1602 all'inizio di Corso Cavour, nel centro di Messina. Un giovane Acquario siede su un globo circondato dai segni dello zodiaco.
Su una vasca ottagonale di marmo rosa, un alto piedistallo regge il globo, che rappresenta il mondo o la sfera celeste, cinto da una fascia con i dodici segni zodiacali. Alla sua base ci sono quattro mascheroni.
In cima siede l'Acquario: un giovane nudo, atletico, che regge due anfore. Fino al 1870 l'acqua usciva sia dai mascheroni sia dalle sue brocche. Il marmo bianco, consumato dal tempo e segnato dal terremoto, sembra quasi non finito, ma la figura resta robusta e piena di movimento.
La fontana fu voluta dal Senato messinese, che la dedicò al re Filippo III. I nomi dei sei senatori e la data erano incisi su una lapide sul vicino palazzo Brunaccini, andata distrutta nel terremoto del 1908.
Lo storico Caio Domenico Gallo racconta che fu eretta "nell'entrare del nuovo anno 1602", nella piazza della parrocchia di Sant'Antonio detta "di Jannò". L'autore resta incerto: è stata attribuita a Rinaldo Bonanno, ma lo scultore morì nel 1590, ed è più probabile l'opera di un suo allievo.
Anche il nome popolare è un piccolo enigma. Gennaro potrebbe venire dal mese in cui il sole entra nel segno dell'Acquario, oppure dal nome della famiglia che finanziò l'opera.
Un'altra ipotesi lo collega a Giano, il dio romano delle porte: in zona si apriva una porta delle mura cittadine, e la piazza era detta "di Jannò". Ma che il ricordo di un culto romano sia sopravvissuto fino al Seicento sembra difficile.
Mutilata dal terremoto del 1908, la fontana fu smontata e custodita per anni al museo. All'inizio degli anni Trenta, dopo il restauro, venne ricomposta poco lontano dal luogo originario, dove si trova ancora.
Su una vasca ottagonale di marmo rosa, un alto piedistallo regge il globo, che rappresenta il mondo o la sfera celeste, cinto da una fascia con i dodici segni zodiacali. Alla sua base ci sono quattro mascheroni.
In cima siede l'Acquario: un giovane nudo, atletico, che regge due anfore. Fino al 1870 l'acqua usciva sia dai mascheroni sia dalle sue brocche. Il marmo bianco, consumato dal tempo e segnato dal terremoto, sembra quasi non finito, ma la figura resta robusta e piena di movimento.
La fontana fu voluta dal Senato messinese, che la dedicò al re Filippo III. I nomi dei sei senatori e la data erano incisi su una lapide sul vicino palazzo Brunaccini, andata distrutta nel terremoto del 1908.
Lo storico Caio Domenico Gallo racconta che fu eretta "nell'entrare del nuovo anno 1602", nella piazza della parrocchia di Sant'Antonio detta "di Jannò". L'autore resta incerto: è stata attribuita a Rinaldo Bonanno, ma lo scultore morì nel 1590, ed è più probabile l'opera di un suo allievo.
Anche il nome popolare è un piccolo enigma. Gennaro potrebbe venire dal mese in cui il sole entra nel segno dell'Acquario, oppure dal nome della famiglia che finanziò l'opera.
Un'altra ipotesi lo collega a Giano, il dio romano delle porte: in zona si apriva una porta delle mura cittadine, e la piazza era detta "di Jannò". Ma che il ricordo di un culto romano sia sopravvissuto fino al Seicento sembra difficile.
Mutilata dal terremoto del 1908, la fontana fu smontata e custodita per anni al museo. All'inizio degli anni Trenta, dopo il restauro, venne ricomposta poco lontano dal luogo originario, dove si trova ancora.