Descrizione
La chiesa di San Francesco all'Immacolata, sul viale Boccetta a Messina, è un grande tempio gotico fondato nel 1254, il primo dell'ordine francescano in Sicilia. Per dimensioni è la seconda chiesa della città dopo il Duomo: una chiesa medievale sopravvissuta a incendi, terremoti e bombe.
Il pezzo forte è all'esterno, sul retro: le tre absidi merlate con i possenti contrafforti, rimaste in piedi anche dopo il terremoto del 1908. Sono le stesse che Antonello da Messina dipinse sullo sfondo del suo Cristo morto sorretto da tre angeli, oggi al Museo Correr di Venezia.
Sulla facciata il rosone e i portali sono originali: recuperati intatti dalle macerie, furono rimontati nella ricostruzione. Anche il resto della chiesa fu rifatto tra il 1926 e il 1928 riusando le pietre crollate, con la pianta e lo stile di quella antica, dal sapore quasi nordico.
Dentro, in una cappella a sinistra, la statua dell'Immacolata rivestita d'argento, opera di artigiani messinesi del Seicento, dà alla chiesa il suo secondo nome. Nella piazzetta davanti c'è il San Francesco in bronzo di Antonio Bonfiglio, del 1965.
La tradizione vuole che a volere la chiesa siano state tre nobildonne messinesi, Violante Palizzi, Eleonora da Procida e Beatrice Belfiore, sepolte qui. Ancora prima, nel 1221, nel convento dei frati era stato ospite Sant'Antonio di Padova, dopo un naufragio sulle coste siciliane.
Era una cappella reale, protetta dai re aragonesi di Sicilia. Proprio all'uscita da una cerimonia in questa chiesa, nel 1370, il re Federico IV, figlio di Elisabetta di Carinzia e nipote per parte di padre del re Federico III, subì un attentato. Qui fu poi sepolto con la madre, in un sarcofago romano scolpito con il Ratto di Proserpina.
Nel 1884 un incendio distrusse gli interni e il tetto di legno, e dalle fiamme si salvarono solo le statue di San Francesco, dell'Immacolata e di Sant'Antonio. Ventiquattro anni dopo arrivò il terremoto.
Il pezzo forte è all'esterno, sul retro: le tre absidi merlate con i possenti contrafforti, rimaste in piedi anche dopo il terremoto del 1908. Sono le stesse che Antonello da Messina dipinse sullo sfondo del suo Cristo morto sorretto da tre angeli, oggi al Museo Correr di Venezia.
Sulla facciata il rosone e i portali sono originali: recuperati intatti dalle macerie, furono rimontati nella ricostruzione. Anche il resto della chiesa fu rifatto tra il 1926 e il 1928 riusando le pietre crollate, con la pianta e lo stile di quella antica, dal sapore quasi nordico.
Dentro, in una cappella a sinistra, la statua dell'Immacolata rivestita d'argento, opera di artigiani messinesi del Seicento, dà alla chiesa il suo secondo nome. Nella piazzetta davanti c'è il San Francesco in bronzo di Antonio Bonfiglio, del 1965.
La tradizione vuole che a volere la chiesa siano state tre nobildonne messinesi, Violante Palizzi, Eleonora da Procida e Beatrice Belfiore, sepolte qui. Ancora prima, nel 1221, nel convento dei frati era stato ospite Sant'Antonio di Padova, dopo un naufragio sulle coste siciliane.
Era una cappella reale, protetta dai re aragonesi di Sicilia. Proprio all'uscita da una cerimonia in questa chiesa, nel 1370, il re Federico IV, figlio di Elisabetta di Carinzia e nipote per parte di padre del re Federico III, subì un attentato. Qui fu poi sepolto con la madre, in un sarcofago romano scolpito con il Ratto di Proserpina.
Nel 1884 un incendio distrusse gli interni e il tetto di legno, e dalle fiamme si salvarono solo le statue di San Francesco, dell'Immacolata e di Sant'Antonio. Ventiquattro anni dopo arrivò il terremoto.