Le Quattro Fontane

Le Quattro Fontane

Via Cardines, 7-21. (Apri Mappa)

Descrizione

Le Quattro Fontane di Messina sono fontane barocche di marmo addossate agli angoli dei palazzi, all'incrocio fra via I Settembre e via Cardines, nel centro della città. Delle quattro originali, due sono ancora al loro posto; le altre due sono al Museo Regionale.

Il quadrivio nacque sul modello dei Quattro Canti di Palermo: un incrocio scenografico per celebrare, in epoca spagnola, l'importanza della città. Le fontane le disegnò l'architetto romano Giacomo Calcagni, pensandole tutte uguali.

Il tema è il mare, omaggio a una città di porti e di rotte commerciali. Ogni fontana ha cavalli marini su mensole laterali, delfini, conchiglie, tritoni e al centro un grande mascherone con le guance gonfie, che soffia l'acqua.

In cima, un'aquila ad ali spiegate poggia sulle insegne imperiali spagnole, fra gli stemmi della città; solo una porta invece le armi dei Savoia.

Furono scolpite in tempi diversi, a quasi ottant'anni di distanza. La prima la scolpì il fiorentino Innocenzo Mangani e cominciò a dare acqua il Sabato Santo del 1666. La seconda, quella con lo stemma sabaudo, la finì Ignazio Buceti nel 1717, negli anni in cui la Sicilia era governata dai Savoia.

Le ultime due furono completate da marmisti rimasti anonimi nel 1742, per le feste secolari della Madonna della Lettera. Un'iscrizione in latino ricordava che queste fontane più recenti le aveva fatte erigere la corporazione dei mercanti.

Nel 1854 il Comune fece togliere le vaschette ai piedi delle fontane, perché l'uso continuo dei cittadini rovinava le sculture. Il terremoto del 1908 danneggiò soprattutto le due fontane del 1742.

Oggi all'incrocio restano quella di Mangani e una delle due del 1742, ricomposta negli anni Trenta. Quella di Buceti con lo stemma sabaudo e l'ultima, ridotta in frammenti, sono state ricomposte nel 2003 sulla rampa d'ingresso del Museo Regionale.

Fra le macerie del 1908, vicino a una delle fontane, qualcuno credette di riconoscere i resti di un antichissimo tempio di Ercole. La tradizione voleva lì anche la casa del romano Caio Ellio Pollione, che vi avrebbe ospitato Cicerone.